Storie di Pasticceria – EP. 17 – Gambrinus

EP. 17 – Gambrinus

Il Vesuvio del Gambrinus: quattro dolci napoletani in un unico capolavoro

Napoli è una città che racconta sé stessa attraverso i sapori. E se c’è un dolce capace di riassumere l’intera anima della pasticceria partenopea, lo trovo al Gambrinus, uno dei locali storici più iconici della città. Qui incontro Massimiliano Rosati, membro della famiglia proprietaria, che mi svela la storia di una creazione straordinaria.

Siamo a metà degli anni Novanta. Il Gambrinus sta ultimando un lungo restauro delle sue sale storiche, iniziato nel 1973. È in quel clima di rinascita che nasce l’idea: creare un dolce unico che racchiuda i quattro grandi simboli della pasticceria napoletana. La pastiera, la sfogliatella, la zeppola e il babà. Tutti insieme, in un solo boccone.

L’involucro esterno richiama la sfogliatella, ma con una forma diversa. All’interno c’è un babà aromatizzato con i profumi della pastiera: acqua di millefiori, arancia, i sentori inconfondibili che non hanno bisogno di presentazioni. In cima, un ciuffo di crema pasticcera con amarena e panna, omaggio diretto alla zeppola. Un’architettura dolciaria di rara complessità.

Il dolce nacque con il nome “Sogno di Napoli”, perché il sogno era che il Gambrinus tornasse a essere un tutt’uno. Ma la gente, innamorata di quel tripudio di sapori, cominciò spontaneamente a chiamarlo “il Vulcano”. E poi, naturalmente, il Vesuvio. Come poteva essere altrimenti?

Per abbinare un dolce così ricco e stratificato, ho scelto un tè nero ossidato, con scorze di limone della Costiera. Il tannino per bilanciare la grassezza, l’agrumato per richiamare il territorio. Un incontro che, come il dolce stesso, sa di Napoli da ogni prospettiva.

Ci vediamo alla prossima puntata di Storie di Pasticceria.